Ci sono luoghi delle Alpi Apuane che non si possono comprendere semplicemente guardandoli sulla carta o percorrendo un sentiero.
Vinca è uno di questi.
Arrivando nella parte alta della valle, il paese appare quasi all’improvviso, circondato dalle montagne e dominato dalle grandi forme del Pizzo d’Uccello, del Monte Sagro, del Grondilice e della cresta Garnerone.
È un ambiente severo, ma allo stesso tempo straordinariamente affascinante, dove la montagna ha condizionato per secoli la vita delle persone.
Qui il paesaggio racconta ancora oggi una storia fatta di pastorizia, castagneti, agricoltura, marmo, antiche vie di comunicazione e comunità che hanno imparato a vivere in un territorio difficile, sfruttandone le risorse e adattandosi ai suoi ritmi.
E proprio oggi, 24 agosto, Vinca torna inevitabilmente alla memoria per una delle pagine più tragiche della storia delle Alpi Apuane: l’eccidio del 1944.
Ma raccontare Vinca significa andare oltre quella tragedia.
Significa conoscere il borgo che esisteva prima della guerra, capire il rapporto con le montagne che lo circondano e scoprire un territorio che ancora oggi conserva numerose testimonianze del proprio passato. Il Comune di Fivizzano inserisce infatti Vinca all’interno dei luoghi della memoria delle stragi del 1944, sottolineando come il ricordo di quelle vicende sia ancora profondamente presente nella comunità locale.
Dove si trova Vinca
Vinca appartiene al comune di Fivizzano e si trova nella parte settentrionale delle Alpi Apuane, nella valle attraversata dal Lucido di Vinca.
Il paese sorge a circa 800 metri di quota e occupa una posizione particolare: alle sue spalle si innalzano alcune delle montagne più importanti e selvagge delle Apuane settentrionali, mentre la valle si apre verso la Lunigiana.
Il Pizzo d’Uccello domina il paesaggio e costituisce uno degli elementi più caratteristici dell’intero territorio.
Intorno si sviluppano il Sagro, il Grondilice e la cresta Garnerone, creando una sorta di anfiteatro naturale che rende Vinca immediatamente riconoscibile.
La valle, soprattutto nella sua parte alta, conserva ancora numerose tracce dell’antico rapporto tra uomo e montagna.
Boschi, vecchi terrazzamenti, ruderi di strutture pastorali, antiche vie di passaggio e testimonianze dell’attività estrattiva permettono di leggere il paesaggio non soltanto come ambiente naturale, ma come il risultato di secoli di lavoro.
Una comunità nata dalla montagna
Le origini più antiche di Vinca si perdono nella storia.
La tradizione locale ha collegato la nascita del borgo agli antichi Liguri Apuani, che avrebbero trovato rifugio nelle montagne durante i conflitti con i Romani. Altre interpretazioni riconducono invece la presenza degli abitanti alle popolazioni provenienti dalla vicina area di Luni.
Sono racconti che appartengono alla memoria del territorio e che si sono tramandati nel tempo.
Le testimonianze storiche più solide ci riportano comunque a un borgo già inserito nelle vicende della Lunigiana medievale e successivamente legato alla storia di Fivizzano e alla dominazione fiorentina.
Vinca rimase per lungo tempo una piccola comunità di montagna, lontana dai grandi centri e costretta a sviluppare una propria economia basata soprattutto sulle risorse disponibili localmente.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti della sua storia.
Castagne, pastorizia e vita quotidiana
Prima che il marmo diventasse una delle principali attività economiche della zona, la vita di Vinca era strettamente legata al bosco e alla pastorizia.
I castagneti rappresentavano una risorsa fondamentale. Le castagne costituivano infatti uno degli alimenti più importanti per le popolazioni montane e permettevano di ricavare farina e altri prodotti da conservare durante i mesi invernali.
La presenza dell’uomo è ancora leggibile nei terrazzamenti e nei muri a secco costruiti per rendere coltivabili anche piccoli appezzamenti di terreno.
La pastorizia aveva a sua volta un ruolo importante e comportava lo spostamento stagionale delle greggi verso zone con condizioni più favorevoli.
In quota rimangono ancora testimonianze di questa antica attività, come i ruderi delle Capanne di Giovo, che raccontano una montagna utilizzata in maniera molto diversa da quella che conosciamo oggi.
Camminando in questi luoghi è quindi possibile incontrare tracce di una vita quotidiana ormai quasi completamente scomparsa.
Vinca e il marmo
La storia moderna di Vinca è strettamente legata anche al marmo.
Con lo sviluppo dell’attività estrattiva sulle montagne circostanti, soprattutto nell’area del Sagro e del Borla, il lavoro nelle cave divenne una componente importante dell’economia locale.
Per trasportare il marmo verso valle furono realizzate opere imponenti per l’epoca.
Tra queste la lizza del Balzone rappresenta ancora oggi una delle testimonianze più spettacolari della cultura del marmo delle Apuane.
Il materiale veniva fatto scendere lungo il ripido versante attraverso sistemi di trasporto che richiedevano esperienza, forza e un’organizzazione del lavoro estremamente complessa.
Successivamente anche la teleferica del Balzone ebbe un ruolo importante nel collegamento tra le cave e la valle.
Queste infrastrutture hanno lasciato segni ancora visibili nel paesaggio e rappresentano una parte fondamentale della storia industriale delle Apuane.
Oggi percorrere alcuni di questi antichi tracciati significa quindi camminare contemporaneamente dentro la natura e dentro la storia del lavoro.
Quando Vinca era un paese molto più grande
È difficile immaginare oggi quanto fosse popolata questa parte delle Apuane.
Nel corso dei secoli la comunità di Vinca crebbe fino a raggiungere numeri molto più elevati rispetto a quelli attuali. L’espansione dell’attività legata al marmo contribuì ulteriormente alla crescita del paese nella prima parte del Novecento. Il materiale storico che racconta Vinca evidenzia proprio il forte incremento demografico collegato allo sviluppo delle cave e delle infrastrutture di trasporto.
Poi il mondo è cambiato.
La trasformazione delle attività economiche, la riduzione della pastorizia, i cambiamenti nel settore del marmo e soprattutto l’emigrazione hanno progressivamente ridotto la popolazione.
Come molti altri borghi delle Apuane e dell’Appennino, anche Vinca ha conosciuto lo spopolamento della montagna.
Oggi il paese è molto più piccolo, conta circa 80 anime, ma proprio questa dimensione contribuisce a conservarne il carattere particolare.
Il pane di Vinca: una tradizione che continua
Tra le tradizioni più conosciute di questo piccolo borgo c’è il pane di Vinca, un prodotto che racconta molto più della gastronomia locale.
È un pane dalla lunga conservazione, tradizionalmente preparato con farina integrale e cotto nel forno a legna. Una caratteristica che in passato aveva un’importanza concreta nella vita delle famiglie di montagna, quando raggiungere valle per procurarsi gli alimenti non era certo semplice come oggi.
Ma a Vinca questa tradizione non è rimasta soltanto un ricordo.
Nel cuore del paese c’è ancora la storica bottega di Andreina Quartieri, un vero punto di riferimento per chi vive a Vinca, per chi torna nel paese d’origine e per gli escursionisti che arrivano fin qui per conoscere le Apuane settentrionali. Andreina porta avanti la sua attività dal 1981 e ogni giorno continua a preparare pane e focaccia nel forno a legna, mantenendo viva una tradizione che rischierebbe altrimenti di scomparire.
La sua bottega rappresenta però qualcosa di molto più importante di un semplice negozio di alimentari.
In un paese segnato dallo spopolamento, avere un’attività aperta significa mantenere un servizio, creare un punto di incontro e, soprattutto, dimostrare che una comunità di montagna può ancora resistere.
Proprio per questo nel 2025 il Club Alpino Italiano ha scelto di assegnare ad Andreina il riconoscimento nazionale di “Custode delle Terre Alte”, premiando il suo impegno nel mantenere vive la presenza umana, le tradizioni e la cultura di Vinca.
È difficile trovare un esempio più concreto di cosa significhi oggi essere custodi di un territorio.
Il pane che esce dal forno di Andreina non è soltanto un prodotto tipico da assaggiare prima di partire per un’escursione. È il simbolo di una storia che continua, grazie a chi ogni giorno sceglie di rimanere e di tenere aperta una porta.
E forse è proprio questo uno dei modi migliori per conoscere Vinca: fermarsi nella sua bottega, scambiare due parole, prendere il pane del paese e poi incamminarsi verso le montagne.
Perché anche una piccola bottega può diventare parte del patrimonio di una montagna.
Vinca e la memoria del 1944
Il 24 agosto 1944 rappresenta una data impossibile da separare dalla storia di Vinca.
Durante il grande rastrellamento nazifascista che interessò le Alpi Apuane nell’agosto di quell’anno, il paese e la valle furono colpiti da una delle più terribili stragi di civili avvenute nel territorio.
Le operazioni iniziarono il 24 agosto e proseguirono per più giorni. Le fonti istituzionali riportano un numero di vittime che varia a seconda dei criteri utilizzati per ricostruire l’insieme degli episodi collegati alla strage; la Regione Toscana indica per l’episodio di Vinca 174 vittime, mentre altre pubblicazioni istituzionali utilizzano conteggi differenti. Per questo è preferibile ricordare la dimensione della tragedia senza ridurre la memoria a un semplice dato numerico.
La violenza colpì soprattutto la popolazione civile.
Il rastrellamento interessò non soltanto il centro abitato, ma anche la valle, i boschi e i luoghi nei quali gli abitanti avevano cercato rifugio.
Case furono incendiate e il paese venne devastato.
Il Comune di Fivizzano inserisce Vinca all’interno della rete dei Luoghi e sentieri della Memoria, insieme agli altri paesi del territorio colpiti dalle stragi nazifasciste del 1944.
Ricordare Vinca significa quindi ricordare una comunità e il dolore che ha attraversato, ma anche comprendere quanto profondamente la guerra abbia modificato il territorio delle Apuane.
Vinca oggi: il punto di partenza per conoscere le Apuane settentrionali
Oggi Vinca rappresenta uno dei punti più interessanti per entrare nel cuore delle Apuane settentrionali.
Da qui si possono raggiungere alcune delle montagne più importanti del gruppo, ma soprattutto si entra in un ambiente dove il paesaggio cambia rapidamente.
Dal castagneto si passa alle faggete, dai boschi ai prati d’altitudine, dalle vecchie vie di comunicazione alle zone rocciose che circondano il Sagro e il Pizzo d’Uccello.
Per chi ama l’escursionismo, Vinca non è quindi soltanto una località di partenza.
È una porta verso una delle zone più selvagge delle Alpi Apuane.
Naturalmente, proprio per la natura aspra delle montagne circostanti, gli itinerari non devono essere scelti soltanto sulla base della bellezza della destinazione. Alcune salite verso le cime e le creste richiedono esperienza, preparazione e capacità di valutare correttamente le condizioni del terreno e del meteo.
Camminare a Vinca significa leggere il territorio
Una delle cose che più mi affascinano delle Alpi Apuane è la possibilità di trovare, nel giro di poche ore, ambienti naturali e testimonianze umane appartenenti a epoche completamente diverse.
A Vinca questa caratteristica è particolarmente evidente.
Un castagneto racconta la vita delle famiglie che per generazioni hanno lavorato questi versanti.
Un muro a secco ricorda l’agricoltura di sussistenza.
Una vecchia capanna parla della pastorizia.
Una lizza racconta la fatica dei cavatori.
Una vecchia strada testimonia gli anni della guerra.
Un sentiero conduce verso una montagna che, ancora oggi, conserva la sua natura selvaggia.
E poi c’è il paese, con la sua storia e la sua memoria.
Per questo visitare Vinca non significa semplicemente raggiungere un borgo delle Apuane.
Significa imparare a leggere il paesaggio.
Scopri Vinca con una guida
Se vuoi conoscere le Alpi Apuane settentrionali non soltanto attraverso le loro vette, ma anche attraverso la storia, le tradizioni e le tracce lasciate dalle comunità che hanno abitato queste montagne, Vinca rappresenta un punto di partenza straordinario.
Un’escursione accompagnata permette di osservare dettagli che spesso, camminando da soli, rischiano di passare inosservati: antichi percorsi, testimonianze del lavoro dei cavatori, strutture pastorali, paesaggi modellati dall’uomo e luoghi legati alla memoria della montagna.
La montagna non è soltanto ciò che vediamo davanti agli occhi: è anche tutto quello che è successo prima di noi.
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Conclusione
Vinca merita di essere conosciuta non soltanto per ciò che accadde nell’agosto del 1944, ma per tutto ciò che rappresenta nella storia delle Alpi Apuane.
È un borgo nato dalla montagna e trasformato dalla montagna, che ha conosciuto la pastorizia, il lavoro nei castagneti, l’estrazione del marmo, l’emigrazione e lo spopolamento, fino a diventare oggi una delle porte più suggestive verso le Apuane settentrionali.
Il 24 agosto è una giornata di memoria, e ricordare ciò che accadde a Vinca è un dovere.
Ma conoscere davvero un territorio significa anche andare oltre la tragedia e raccontare la vita che lo ha preceduto e quella che, nonostante tutto, continua.
Perché Vinca non è soltanto un luogo della memoria.
È un pezzo di storia delle Alpi Apuane che merita ancora di essere percorso, conosciuto e raccontato.
Massimiliano Ceragioli
Massimiliano Ceragioli, Guida Ambientale Escursionistica e appassionato di montagna dove svolge molteplici attività: scialpinismo, cascate di ghiaccio, arrampicata e alpinismo d’alta quota. La passione per la montagna da sempre lo ha accompagnato lungo le sue vie in ogni stagione dell’anno e l'ha portato a diventare Guida Ambientale e a svolgere anche attività come tecnico del Soccorso Alpino Nazionale.