Andare per sentieri sulle Apuane: buone pratiche per un’escursione in sicurezza
Quando si parla di sicurezza durante un’escursione, uno degli aspetti più importanti riguarda il modo in cui percepiamo ciò che ci circonda. È fondamentale distinguere tra rischio e pericolo, due concetti diversi che spesso vengono confusi ma che in montagna assumono significati molto precisi.
Nel momento in cui lasciamo l’ambiente urbano per immergerci nella natura, cambiano completamente le dinamiche a cui siamo abituati. La quotidianità in città ci espone a rumori costanti, ritmi frenetici e a un sovraccarico continuo di stimoli che, nel tempo, tendono ad abbassare la nostra capacità di attenzione.
In montagna, invece, è richiesta una percezione più lucida e attiva. Dettagli apparentemente secondari possono diventare determinanti per muoversi in sicurezza lungo un sentiero. Le Alpi Apuane, con la loro varietà di ambienti e scenari, offrono un’esperienza intensa e coinvolgente, ma proprio per questo richiedono presenza mentale e capacità di osservazione.
Aumentare la consapevolezza significa rallentare, ascoltare il proprio corpo, leggere l’ambiente e prestare attenzione al gruppo con cui si cammina. È questo approccio che permette di vivere la montagna in modo più profondo e, allo stesso tempo, più sicuro.
Strategie per migliorare la percezione
Per muoversi con sicurezza in montagna è utile adottare alcune strategie pratiche che ci aiutino a leggere meglio l’ambiente e a riconoscere eventuali situazioni di rischio.
Osservazione attenta – Prima di ogni escursione e durante il cammino, prenditi il tempo di osservare il terreno, la vegetazione e le condizioni meteorologiche. Piccoli dettagli, come un sentiero scivoloso o un cambiamento improvviso del tempo, possono fare la differenza.
Rallentare il ritmo – Camminare più lentamente non significa perdere tempo, ma guadagnare attenzione. Un passo misurato permette di percepire meglio l’ambiente circostante e di reagire prontamente a eventuali ostacoli.
Coinvolgere tutti i sensi – Non limitarti a guardare il percorso: ascolta i suoni del bosco, annusa l’aria, senti la consistenza del terreno sotto i piedi. La percezione multisensoriale aiuta a capire meglio i segnali dell’ambiente.
Conoscere i propri limiti – Essere consapevoli delle proprie capacità fisiche e tecniche è fondamentale. Sapere quando fermarsi, riposare o cambiare percorso è un segno di sicurezza e non di debolezza.
Osservare e supportare il gruppo – In escursione non si cammina mai soli. Tenere d’occhio i compagni, notare segnali di affaticamento o disagio, scambiare informazioni sul percorso contribuisce a creare un ambiente sicuro per tutti.
Preparazione e informazione – Studiare la cartina, conoscere le caratteristiche del percorso e le condizioni meteo prima di partire permette di anticipare i rischi e agire con maggiore sicurezza.
Seguendo queste semplici strategie, l’escursionista può affinare la propria percezione e vivere la montagna con maggiore consapevolezza, godendo appieno dei paesaggi e della tranquillità che solo l’inverno a bassa quota può offrire.
Sicurezza in montagna: dall’“High Tech” all’“High Brain”
Come sottolinea Werner Munter, guida svizzera e membro onorario dell’Associazione delle Guide Alpine, non è la tecnologia a rendere sicuri, ma la nostra capacità di percepire l’ambiente. Avere più sensibilità significa saper osservare attentamente, collegare i segnali tra loro e riconoscere ciò che è davvero importante. Allenare costantemente questa attenzione mentale può ridurre i rischi molto più di qualsiasi attrezzatura sofisticata.
In pratica, l’approccio “High Brain” sposta il focus dalla dipendenza dagli strumenti alla consapevolezza personale: chi cammina con attenzione e presenza nota prima ciò che potrebbe diventare un pericolo, riuscendo a reagire con più efficacia.
Attenzione all’effetto “Risky Shift”
Un fenomeno psicologico interessante da conoscere è l’“Risky Shift”: quando ci troviamo in gruppo, tendiamo a percepire meno i rischi e a sopravvalutare le nostre capacità. In escursione, questo può portare a sottovalutare tratti impegnativi del percorso, pensando che la compagnia o il gruppo compensino le difficoltà.
In realtà, ogni escursionista deve fare i conti con le proprie capacità: se un itinerario è fuori dal nostro livello, il gruppo non elimina il pericolo. Riconoscere i propri limiti non è un segno di debolezza, ma di responsabilità. Sapere quando fermarsi, rallentare o chiedere consigli è fondamentale per trasformare un’escursione in un’esperienza sicura e piacevole.
Pericoli diretti in montagna
Vediamo adesso alcuni dei pericoli diretti che possono incidere sulla sicurezza durante un’escursione.
Visibilità ridotta
Uno dei principali fattori di rischio in montagna è la visibilità limitata. Questa può cambiare rapidamente a seconda delle condizioni atmosferiche o del momento della giornata, e può essere influenzata da nebbia, foschia, pioggia o neve. La nebbia, in particolare, rende difficile orientarsi: il terreno può sembrare uniforme, le pendenze meno evidenti e le distanze ingannevoli.
Per affrontare queste situazioni in sicurezza, è utile seguire alcune semplici pratiche:
Monitorare costantemente il meteo e il terreno: osservare eventuali cambiamenti e anticipare situazioni critiche.
Orientarsi con la cartina: conoscere sempre la propria posizione e avere chiaro il percorso previsto.
Usare punti di riferimento visivi: approfittare di eventuali schiarite o dettagli visibili per ricalcolare la rotta.
Se ci si accorge di aver perso l’orientamento, spesso è più prudente tornare sui propri passi o fermarsi piuttosto che proseguire in condizioni pericolose. In alcune situazioni, valutare un bivacco provvisorio può essere la scelta più sicura.
Vale la pena ricordare che la scarsa visibilità può presentarsi anche senza nebbia. Prima dell’alba o dopo il tramonto, la luce ridotta può rendere difficile distinguere il terreno e valutare correttamente pendenze e ostacoli, aumentando il rischio di incidenti.
Perdita di calore
Un altro rischio diretto da considerare in montagna riguarda la perdita di calore corporeo. Anche a quote relativamente basse, temperature fredde, pioggia o vento possono ridurre rapidamente la capacità del corpo di mantenere la giusta temperatura. Questo fenomeno può essere aggravato da fattori ambientali, come vento forte, umidità o scarsa esposizione solare, ma anche da scelte personali, come un abbigliamento non adeguato. Per approfondire, può essere utile consultare il nostro articolo su Come vestirsi in montagna.
Esistono diversi meccanismi attraverso i quali il corpo perde calore:
Irradiazione – maggiore quando il cielo è sereno, più contenuta se coperto.
Conduzione – avviene a contatto con superfici fredde come rocce o indumenti bagnati.
Convezione – quando l’aria calda vicino alla pelle viene sostituita da aria più fredda.
Evaporazione – il sudore e l’umidità respiratoria favoriscono ulteriori perdite di calore.
Anche fattori individuali influenzano la sensibilità al freddo:
Costituzione fisica – chi ha una maggiore massa adiposa tende a trattenere meglio il calore.
Allenamento e stato di salute – un corpo in forma resiste meglio alle basse temperature.
Affaticamento – la stanchezza riduce la capacità di mantenere il calore.
Età – i bambini e le persone anziane sono più vulnerabili agli sbalzi termici.
Conoscere questi meccanismi e adattare l’abbigliamento e il ritmo dell’escursione alle condizioni permette di ridurre il rischio e vivere la montagna in sicurezza anche nelle giornate più fredde.
Sicurezza in montagna: i fulmini
Anche se rari, i fulmini rappresentano un pericolo reale e potenzialmente mortale in montagna.
L’esposizione aumenta con l’altitudine e la frequenza dei temporali, rendendo la montagna più pericolosa rispetto alle pianure.
Se ci si trova sotto un temporale con rischio elevato di fulmini, è importante seguire alcune precauzioni fondamentali:
Mantenere la distanza tra i membri del gruppo – stare almeno a 10 metri l’uno dall’altro e evitare di tenersi per mano.
Scendere di quota – allontanarsi da cime, creste o zone esposte. Preferire aree più basse e protette, facendo attenzione a possibili accumuli d’acqua o piccoli allagamenti.
Evitare sentieri attrezzati – corde, scale metalliche o passerelle possono attirare i fulmini.
Non sostare sotto gli alberi o strutture metalliche – anche pali, lampioni o altre superfici appuntite possono essere pericolose.
Cercare riparo – rifugi, bivacchi chiusi o vecchie strutture possono offrire protezione, ma è importante restare lontani da porte e pareti metalliche.
Attenzione ai bastoncini da trekking – soprattutto quelli in carbonio, se agganciati allo zaino, possono attirare fulmini e vanno maneggiati con cautela.
Posizione del corpo – mai sdraiarsi o sedersi a terra. Accovacciarsi con i piedi uniti riduce la possibilità che la corrente attraversi il corpo. Se possibile, isolare i piedi da materiali conduttivi come rocce o terreno bagnato.
Seguire queste regole aumenta notevolmente le possibilità di rimanere al sicuro durante un temporale e consente di gestire la situazione senza panico, preservando la sicurezza di tutto il gruppo.
Pericoli indiretti in montagna
Oltre ai rischi immediati, esistono anche pericoli indiretti che possono compromettere la sicurezza in montagna. Tra questi, gli eventi meteorologici giocano un ruolo fondamentale, perché influiscono sull’ambiente circostante e sulle condizioni dei sentieri, aumentando la probabilità di incidenti anche senza un pericolo immediato davanti agli occhi.
Le condizioni climatiche possono infatti modificare la stabilità del terreno e creare situazioni critiche, come smottamenti, erosioni o caduta di alberi e rami. Alcuni esempi concreti di pericoli meteorologici indiretti includono:
Venti forti – possono far cadere rami o alberi e rendere difficile mantenere l’equilibrio, soprattutto su creste o passaggi esposti.
Precipitazioni intense – pioggia o grandine possono erodere il terreno, rendere i sentieri scivolosi e provocare smottamenti improvvisi.
Aumento delle temperature – cambi repentini di temperatura possono causare colpi di calore, disidratazione o affaticamento dovuto allo sbalzo termico tra zone ombrose e soleggiate.
Tenere presente questi fattori e monitorare continuamente le condizioni meteo prima e durante l’escursione è fondamentale per ridurre i rischi e affrontare la montagna in modo consapevole.
Consigli per muoversi in sicurezza: non farsi trovare impreparati
L’esperienza e la forma fisica giocano un ruolo fondamentale per la sicurezza in montagna, ma nessuna competenza può sostituire una buona preparazione. Un’escursione ben organizzata richiede l’attrezzatura giusta: senza di essa, anche un percorso relativamente semplice può diventare rischioso.
Il concetto di rischio, rispetto al pericolo, ci insegna che la probabilità di incontrare problemi dipende in gran parte da quanto siamo pronti ad affrontarli. Ad esempio, un passaggio esposto può diventare gestibile se abbiamo calzature adeguate, bastoncini, protezioni o altri strumenti, mentre la stessa situazione può trasformarsi in un serio pericolo se siamo impreparati.
Prima di partire, quindi, assicurati di avere nello zaino tutto ciò che può servire: dalla mappa e bussola, a acqua e snack, fino all’abbigliamento adeguato. Per approfondire, puoi leggere la nostra guida pratica su Cosa mettere nello zaino da trekking.
Conclusioni
La sicurezza in montagna si costruisce osservando con attenzione l’ambiente e reagendo ai suoi cambiamenti. Migliorare la percezione, prendere decisioni consapevoli e rispettare i propri limiti sono elementi essenziali per ridurre i rischi.
Le Alpi Apuane, con i loro paesaggi unici e le caratteristiche talvolta impegnative, richiedono rispetto, prudenza e preparazione. Allenamento, pianificazione accurata e attenzione ai dettagli sono le chiavi per vivere la montagna in modo sicuro, e allo stesso tempo godere pienamente delle meraviglie che offre.
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Massimiliano Ceragioli
Massimiliano Ceragioli, Guida Ambientale Escursionistica e appassionato di montagna dove svolge molteplici attività: scialpinismo, cascate di ghiaccio, arrampicata e alpinismo d’alta quota. La passione per la montagna da sempre lo ha accompagnato lungo le sue vie in ogni stagione dell’anno e l'ha portato a diventare Guida Ambientale e a svolgere anche attività come tecnico del Soccorso Alpino Nazionale.
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